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I data center divorano acqua ed energia: ma i dati sono segreti. L’inchiesta

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L'edificio di un data center

I data center sono sotto osservazione da parte della Commissione europea, per dati chiave come consumo idrico ed efficienza energetica. Si prevede, infatti, che in Ue il settore triplicherà nei prossimi cinque anni.

Un’inchiesta di Investigate Europe, pubblicata in Italia da Altreconomia, ha svelato che Microsoft e la lobby DigitalEurope hanno fatto pressione per modificare una normativa del 2024 collegata alla direttiva sull’efficienza energetica, classificando questi dati come riservati e commercialmente sensibili. DigitalEurope fra i suoi membri ha tutte le Big Tech mondiali: Amazon, Apple, Google e Meta.

Le pressioni sono avvenute nel corso delle consultazioni sulla revisione del 2023 della direttiva sull’efficienza energetica, che per la prima volta obbliga gli operatori a comunicare dati su consumi di energia e acqua. Leggiamo su Altraeconomia che «Microsoft e DigitalEurope hanno presentato osservazioni convergenti, proponendo l’introduzione di un nuovo articolo per classificare come riservate tutte le informazioni relative ai singoli data center, invocando la tutela degli interessi commerciali».

Impedito l’accesso pubblico ai dati ambientali

Il testo definitivo pubblicato dalla Commissione nel marzo 2024, ha accolto pienamente le proposte dell’industria: “la Commissione e gli Stati membri interessati mantengono riservate tutte le informazioni e tutti gli indicatori chiave di prestazione dei singoli centri dati che sono comunicati alla banca dati. Tali informazioni sono considerate informazioni riservate che incidono sugli interessi commerciali dei gestori e dei titolari dei centri dati” (articolo 5, paragrafo 5).

Quindi i dati sull’impatto dei singoli data center restano inaccessibili per comunità locali, ricercatori, giornalisti e cittadini. Sono stati resi pubblici solo dati aggregati a livello nazionale.

Gli esperti giuridici sostengono che la clausola sia in contrasto con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con la Convenzione di Aarhus, che garantisce al pubblico l’accesso alle informazioni ambientali, comprese quelle sulle emissioni.

Deregulation travestita da semplificazione

Ma, sottolinea Altreconomia  l’industria non si è fermata qui. A dicembre 2025, la Commissione europea ha infatti presentato una proposta di legge per accelerare le valutazioni di impatto ambientale previste dall’Ue per grandi progetti edilizi, inclusi molti grandi data center.

«La legge, alla primavera 2026 ancora in fase di revisione, introduce scadenze rigide per le autorità locali, limita a 90 giorni la consultazione pubblica e apre alla possibilità di iter accelerati per i progetti considerati prioritari. Per mesi, Microsoft e Amazon sono state tra le aziende che hanno fatto pubblicamente pressione per accelerare le procedure di autorizzazione dei permessi edilizi».

Leggi tutta l’inchiesta su Altreconomia:

altreconomia.it/come-big-tech-ha-reso-segreti-i-dati-ambientali-sui-data-center-a-livello-europeo/

 

 

Foto: Kittipong Jirasukhanont, Canva

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