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Rischio incendi non solo d’estate, la crisi climatica lo accresce

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incendio notturno

Il rischio incendi è estremamente alto in questo periodo dell’anno, e le cronache dall’Europa delle ultime ore raccontano già molte aree di crisi.

È andata in fiamme la Gironda in Francia, mentre in Italia le emergenze sono in basso Molise, Calabria, in roghi urbani a Roma e Milano. Intanto il grande incendio alimentato dal vento nel Gargano ha costretto all’evacuazione via mare di 400 persone e ha bruciato, solo sulla collina di Peschici, 150 ettari di macchia mediterranea. Nei giorni scorsi per gli incendi la Spagna ha dichiarato emergenza nazionale, dopo l’evacuazione di oltre 10mila persone nella Comunità di Madrid e altre 1.500 nella provincia di Ávila.

Eppure il rischio incendi sembra non concentrarsi più solo nei periodi estivi più caldi. Secondo il sistema europeo di monitoraggio satellitare EFFIS European Forest Fire Information System, rileva Greenpeace Italia , in Unione europea al 15 luglio 2026 erano già bruciati 167.326 ettari. Si tratta di una superficie superiore alla media registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025.

Storicamente il 90% degli incendi, sono causati dagli esseri umani, che siano dolosi o colposi. La crisi climatica, però, portando temperature più elevate, periodi di siccità più lunghi e vegetazione più secca, rende più facile il propagarsi delle fiamme. E il Mediterraneo, “hotspot climatico”, è tra le aree più esposte al rischio incendi.

Il sistema EFFIS, riferisce Greenpeace, evidenzia come in Italia dal 1° gennaio all’8 luglio 2026 siano andati in fumo 12.590 ettari di territorio, il 26% in più rispetto alla media dello stesso periodo tra il 2006 e il 2025. Gli incendi rilevati sono stati 112, contro una media storica di 65. «L’anticipo degli incendi significa che il territorio rimane esposto più a lungo: aumentano i giorni di rischio, cresce la pressione sui sistemi di prevenzione e aumenta la possibilità che singoli episodi si trasformino in emergenze».

La Protezione Civile, sottolinea Greenpeace, per ridurre il rischio incendi suggerisce di migliorare la gestione di boschi e aree verdi, «recuperare aree rurali abbandonate, ridurre l’accumulo di materiale vegetale secco, migliorare il monitoraggio del territorio e intervenire nelle zone dove boschi e abitazioni sono sempre più vicini». Per contenere le cause, tuttavia, «Ridurre rapidamente le emissioni di gas serra è fondamentale per limitare l’aumento delle temperature e il peggioramento delle condizioni che favoriscono incendi sempre più frequenti e intensi».

 

Foto: Andreas Berget, Pexels

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