Come si parla di crisi ecologica e crisi climatica in Italia? E come bisognerebbe parlarne perché i temi diventino prioritari nella sensibilità comune e nell’azione politica?
Da queste domande prende il via “Il clima dell’Informazione” (Castelvecchi, 2025) volume a cura di Marco Deriu, Osman Arrobbio e Niccolo Bertuzzi, docenti e ricercatori dell’Università di Parma. Il testo si compone di contributi brevi, interviste e focus tematici che danno voce a giornalisti e comunicatori ambientali, attivisti, accademici.
Attraverso molteplici punti di vista ed esperienze, gli autori esplorano l’informazione ambientale nel nostro Paese: spesso sensazionalista, tendente alla polarizzazione e alla semplificazione, poco profonda su ragioni e soluzioni. Questo perché la questione ambientale e climatica è strettamente interdipendente da dinamiche sociali, culturali, economiche, con enormi interessi in causa. Ma anche perché, tra chi se ne occupa, i valori non sono sempre coincidenti né le priorità strategiche sono concordate.
La capacità del capitalismo di assorbire e trasfigurare le questioni ecologiche, la schiavitù energetica, l’ambientalismo degli “orsi polari” e il cambio di sguardo portato da Greta Thumberg e dai movimenti per il clima, le esperienze dei comitati locali, il ruolo della scienza, non immune da interesse e condizionamenti ma necessaria per misurare la portata dei problemi. E ancora, l’efficacia del linguaggio visivo e dei nuovi ecoinfluencer, l’impatto di Big Oil e la complicità di chi si trova nei meccanismi del sistema, dal funzionario al veterinario che controlla gli allevamenti intensivi, la necessità di una ecopedagogia, cioè di conoscere ed empatizzare con la natura per sentirsi coinvolti dal destino del Pianeta… Sono alcuni dei temi che popolano il volume, arricchito da una nutrita bibliografia e da una “cassetta degli attrezzi” che può guidare chi vuole approfondire risorse e protagonisti dell’informazione ambientale.
Sarebbe uno spreco considerarlo un testo per addetti ai lavori. Non solo perché la comunicazione è ormai sistema portante nel nostro tempo, e conoscerne le dinamiche può rendere il “normale cittadino” meno inerme e più consapevole. Ma soprattutto per la ricchezza delle esperienze proposte e per il prezioso approccio critico ai modelli economici e sociali della società contemporanea. Modelli iniqui e squilibrati, che aspettano una “rivoluzione” ecologica vera e propria: l’uscita dalla crisi ci richiede di metterci radicalmente in discussione.

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