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Superare la dipendenza energetica con le “rinnovabili, energia per la pace”

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le rinnovabili servono a superare la dipendenza energetica

Il Paese a maggiore dipendenza energetica, in Europa, è l’Italia, secondo il quarto Med & Italian Energy Report del Politecnico di Torino. Una dipendenza da combustibili fossili stimata intorno al 74,8%. E sono proprio le fonti fossili, sottolinea il rapporto “Rinnovabili, energia per la pace” di Wwf Italia, la causa o la concausa di conflitti in tutto il mondo.

Il Wwf ricorda che nel nostro Paese, in occasione del precedente shock energetico, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, gli operatori dell’energia elettrica associati a Confindustria avevano affermato di essere in grado di installare 60 GW di nuovi impianti rinnovabili in tre anni, a patto di ottenere le relative autorizzazioni. Sarebbe stata l’occasione di aumentare la sicurezza e l’indipendenza energetica e ridurre le bollette elettriche, creando 80mila posti di lavoro e risparmiando oltre il 25% del gas importato.

Le scelte sono state altre e, negli anni le energie rinnovabili, non hanno ricevuto la necessaria considerazione. Secondo il Wwf, a causa del caos normativo e della disinformazione sulla transizione energetica, le installazioni di nuovi impianti rinnovabili nel 2025 si sono limitate a 7,2 GW: con un calo, rispetto al 2024, del -3,9% per i nuovi GW prodotti e del -2,3% dell’elettricità pulita creata.

Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia Wwf Italia, «Le guerre in atto dovrebbero ricordare che la dipendenza energetica da combustibili fossili, disponibili in quantità solo in alcune parti del mondo, estratti con enormi costi sociali e ambientali e bruciati a spese del clima, è una strategia energetica alla corda che produce solo conflitti e rallenta l’innovazione. Oggi dobbiamo rifondare una economia della pace e della cooperazione a partire da risorse energetiche che sono a disposizione di tutti, quali vento e sole».

Per il Wwf le energie rinnovabili rappresentano una “doppia arma di pace”. Per la loro stessa natura, più accessibile e diffusa, e come alternativa ai carburanti di origine fossile. Carburanti che, tra l’altro, contribuiscono alla crisi climatica e che rendono i prezzi soggetti anche ad aumenti vertiginosi negli scenari instabili di momenti come questo.

 

Foto: Canva

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