La plastica continua a essere il rifiuto più diffuso nelle spiagge e nei parchi urbani. Emerge dallo studio di Legambiente denominato “Beach e Park Litter”, frutto del primo monitoraggio in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola dal 2021 al 2024. Realizzato grazie al supporto di circoli regionali e al laboratorio del Dipartimento di Chimica della Sapienza Università di Roma, lo studio è stato reso noto a gennaio. Proprio nel gennaio 2022, infatti, l’Italia recepiva la direttiva europea Single Use Plastics (SUP) che ha vietato il commercio di alcuni prodotti in plastica monouso.
I dati
Il 34,1% (13.775 rifiuti) è stato raccolto nei parchi urbani e il 65,9% (26.613 rifiuti) sulle spiagge. Dei 26.613 rifiuti raccolti in spiaggia il 90,5% è risultato essere di polimeri tradizionali contro lo 0,2% di bioplastica compostabile e biodegradabile. Nei parchi, invece, i materiali sono risultati più eterogenei, con il 58,2% in plastica tradizionale, lo 0,25% di bioplastica, più percentuali significative di metalli (15,4%), carta e cartone (13,6%) e vetro e ceramica (7,2%).
Ancora troppi rifiuti monouso
L’80% dei 40.388 rifiuti raccolti e monitorati dall’associazione è costituito da plastica: imballaggi e oggetti usa e getta. I rifiuti monouso più frequenti sono i tappi e coperchi in plastica per bevande (4,4% del totale dei rifiuti). Seguono bottiglie e contenitori di plastica per bevande da mezzo litro o più piccoli, che costituiscono l’1,5% del totale dei rifiuti monitorati, e le bottiglie in plastica più grandi di mezzo litro (1,3% dei rifiuti).
Focus sulla presenza di bioplastica
Per quanto riguarda la bioplastica compostabile, al momento quello di Legambiente risulta l’unico monitoraggio attivo sulla dispersione di questo materiale nell’ambiente. La bioplastica compostabile e biodegradabile, infatti, non è ancora contemplata all’interno dei protocolli di monitoraggio ufficiali né fa parte della lista utilizzata a livello europeo. Il rifiuto più trovato nella ricerca risulta essere “buste e shopper in bioplastica” (0,11% dei rifiuti totali).
Gli obiettivi della ricerca
Obiettivi dello studio sono ottenere dati sulla dispersione nell’ambiente della bioplastica compostabile post-consumo, al fine di promuovere una campagna di comunicazione mirata al corretto riconoscimento e conferimento dei rifiuti in bioplastica, e di ottenere indicazioni per mettere a fuoco gli strumenti più idonei alla gestione del fine vita delle bioplastiche compostabili. Inoltre la ricerca sarà utile per tarare il monitoraggio sul campo attraverso analisi specifiche sui materiali degli oggetti monitorati.
Foto: Canva
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