Si è aperta questa settimana la Cop30, “Conferenza delle Parti” delle Nazioni Unite dedicata al clima. Si svolge in Brasile, a Belém, nel cuore dell’Amazzonia, e dall’Amazzonia arrivano voci, suoni, colori, richieste. Le popolazioni indigene, che subiscono più di altri la crisi climatica, rivendicano “giustizia climatica” e la salvaguardia dei territori come strumento di protezione del clima, insieme agli attivisti di tutto il mondo.
A che punto siamo
Dieci anni dopo lo storico Accordo di Parigi, gli obiettivi che gli Stati si erano prefissati per mantenere l’aumento della temperatura media globale, rispetto ai livelli preindustriali, entro i fatidici 1,5 °C restano ancora lontani. Il 2024, anno più caldo mai registrato, ha riportato un +1,3 °C della temperatura mondiale. L’IPCC, Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici, organismo delle Nazioni Unite incaricato di valutare la scienza correlata ai cambiamenti climatici, stima in un recente report che gli impegni in vigore porterebbero verso un riscaldamento compreso tra 2,4 e 2,6 °C.
I negoziati in corso
Dunque a Belém, fino al 21 novembre, i 197 Paesi convenuti lavoreranno ai nuovi piani climatici nazionali (Nationally Determined Contributions – Ndc 3.0), che ogni Stato è tenuto a presentare entro dicembre, e che devono indicare gli obiettivi per il 2035. Il Brasile di Lula presenta questo Summit come momento di verità contro i negazionismi. E si pone come mediatore tra Nord e Sud globale, anche tenendo conto del grande assente, gli Stati Uniti. Una prima conquista è stato il lancio, nei giorni del pre-vertice, del fondo per la protezione delle foreste tropicali, il Tropical Forest Forever Facility, che ricompenserà i Paesi che proteggono le foreste. Anche finanziando comunità locali e popoli indigeni, che dei polmoni verdi del mondo sono i custodi.
Le soluzioni per contrastare i cambiamenti climatici esistono, le tecnologie anche. L’augurio è che questa Cop sappia dare vita a decisioni politiche e azioni tempestive.
Nell’immagine in evidenza una manifestazione delle comunità indigene a Belém, l’11 novembre 2025. Foto: Aline Massuca/COP30
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