Per l’inquinamento da PFAS nelle province di Vicenza, Verona e Padova il Tribunale di Vicenza ha condannato i vertici dell’azienda Miteni di Trissino (VI). I PFAS erano utilizzati come rivestimenti resistenti all’acqua e alle alte temperature. Nel 2013 uno studio del Cnr scoprì le tracce di fluoruri nella falda acquifera della zona, la seconda in Europa, a servizio di più di 300.000 persone.
Il procedimento in Corte d’Assiste ha accertato l’inquinamento e l’impresa è stata considerata responsabile. Un processo durato quattro anni che ha portato alla condanna di 11 persone. Le condanne sono per i reati di avvelenamento delle acque, disastro ambientale e bancarotta fraudolenta.
Una “sentenza storica” per Legambiente, per anni impegnata nelle denunce e costituitasi parte civile nel processo insieme a Legambiente Veneto e al circolo locale. Insieme alle Mamme No Pfas, comitato nato tra le famiglie in una delle zone più colpite dall’inquinamento da PFAS nell’intera Europa, che hanno affermato “È una vittoria per tutto il mondo”.
Negli stessi giorni la conferenza dei servizi del Comune di Trissino ha approvato il “documento di analisi del rischio” propedeutico al progetto di bonifica, che porterà all’elaborazione di un piano di bonifica del sito Miteni a cura di tutte le aziende a vario titolo coinvolte, entro sei mesi. Rispetto alle acque di falda inquinate non è invece ancora stato attivato alcun percorso.
Ricordiamo che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha già i dati di sostanze alternative ai PFAS nella stragrande maggioranza dei settori industriali. Molte aziende stanno già sostituendo i PFAS dalla filiera produttiva, in particolare nel settore tessile e nei beni di consumo. Esempi che mostrano che la produzione industriale è possibile anche senza l’uso di sostanze così pericolose.
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