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Organismo Geneticamente Modificato (OGM)

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Organismo Geneticamente Modificato (OGM)

Un organismo geneticamente modificato (OGM) è un organismo (pianta, animale, microrganismo) il cui DNA è stato alterato tramite tecniche di ingegneria genetica: il DNA viene modificato attraverso un processo di accoppiamento e ricombinazione genetica (impossibile in natura). Le biotecnologie attuali permettono di trasferire tratti di geni selezionati da un organismo all’altro, anche fra specie non correlate.

Gli OGM oggi sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante modificate geneticamente per sviluppare resistenza a insetti o tolleranza a erbicidi. In Italia e in Europa esiste una regolamentazione che riguarda la commercializzazione di queste piante e dei loro prodotti: la procedura che permette l’eventuale autorizzazione comprende la valutazione del rischio per la salute umana e per l’ambiente. La normativa di riferimento in campo alimentare è rappresentata principalmente dal Regolamento (CE) n. 1829/2003 e dal Regolamento (CE) n. 1830/2003, entrambi in applicazione dal 18 aprile 2004. Questi regolamenti definiscono anche la procedura di autorizzazione per l’immissione in commercio di un OGM (o di un alimento o un mangime GM), i requisiti specifici in materia di etichettatura e la soglia di tolleranza della presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di OGM.

Entro aprile 2026 verranno liberalizzati nuovi OGM chiamati NGT (New Genomic Techniques) e in Italia TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita). In Italia si occupa del coordinamento per la sperimentazione nazionale il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), diretta emanazione del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. CREA ha dichiarato che le TEA sono strumenti innovativi che permettono di intervenire in modo mirato e preciso sul DNA, senza introdurre geni estranei, simulando modifiche che potrebbero avvenire naturalmente o tramite incroci convenzionali. In questo modo è possibile sviluppare varietà più resilienti ai cambiamenti climatici, sostenibili e meglio adattate alle esigenze dell’agricoltura moderna. Le TEA vengono dunque presentate come una risposta concreta alle sfide poste dalla crisi climatica, dalla scarsità di risorse e dalla crescente domanda globale di cibo sicuro e di qualità.

La liberalizzazione di NGT/TEA comporta la libertà di seminare, coltivare, raccogliere e commercializzare, senza obblighi di controllo, colture geneticamente modificate attraverso questa nuova generazione di OGM. Il che comporta però diversi rischi: per la produttività, per lo sviluppo di resistenza a malattie e insetti e per la salute umana.

Una prima criticità riguarda l’uniformità delle colture. Tutti gli OGM lavorano sulla selezione di una specie che si dimostra più resistente di altre. Questo processo elimina la biodiversità di specie e colture e provoca in realtà seri danni. Gli OGM sono organismi modificati attraverso l’introduzione di un gene di diversa specie, un processo che è stato criticato perché realizza un prodotto innaturale, cioè non replicabile in natura senza intervento umano. Questo nel tempo ha reso sempre più difficile la commercializzazione di OGM e di prodotti che contengono OGM. Per rispondere a questa difficoltà l’industria agroalimentare ha creato gli NGT/TEA attraverso un processo che utilizza geni della stessa specie. Di fatto però il processo resta il medesimo: in laboratorio le cellule delle piante interessate vengono iniettate con un batterio, veicolo per il gene che deve modificarle (nel caso degli OGM questo gene è di altra specie, nel caso di NGT/TEA è della stessa specie). Il batterio però non è in grado di infettare tutte le cellule, quelle che l’hanno assorbito si distinguono perché esso porta anche un gene di resistenza agli antibiotici. Perciò al termine del processo le cellule vengono imbottite con antibiotico, quelle che sopravvivono hanno completato la trasformazione ma (e questo vale per tutti i tipi di OGM, anche quelli nuovi) il gene resistente viene da un’altra specie (transgene).

La seconda criticità riguarda il fatto che non si conoscono ancora con certezza gli effetti a medio-lungo termine degli NGT, in primis sulle colture. L’uso degli OGM crea popolazioni resistenti di erbe, insetti e malattie. Quando si produce questo tipo di resistenza l’OGM non funziona più e bisogna sostituirlo, quindi produrne un altro. Questo alimenta i guadagni delle industrie produttrici ma provoca una selezione di specie sempre più limitante, con perdita di biodiversità. Il meccanismo attraverso cui si sviluppa la resistenza è destinato a fallire, indipendentemente dalla provenienza del gene usato per la trasformazione. Gli organismi evolvono naturalmente resistenza quindi vecchi e nuovi OGM, da un punto di vista evolutivo, risultano perdenti. E questo crea motivo di incertezza nei coltivatori che non possono sapere quando sarà necessario cambiarli.

Ulteriore problema è il rischio di contaminazione del polline da piante OGM a biologiche, che provoca la perdita di varietà autoctone. Rischio acuito dal fatto che, secondo le nuove leggi, il coltivatore NGT/TEA non ha il dovere di comunicarne l’uso.

C’è poi il problema dell’interazione tra genotipo e ambiente: la stessa pianta si comporta in modo diverso in ambienti diversi. La modifica di un singolo gene non permette di prevedere come questo si modificherà in ambienti diversi. La modifica di un gene pertanto non garantisce il risultato.

Per quanto riguarda la salute umana esiste il principio di precauzione – regolato in Italia dal Codice dell’ambiente (D.Lgs. 152/2006, art. 3-ter e 301) – che prevede che senza la garanzia che un prodotto, o processo, sia sicuro esso non può essere utilizzato né commercializzato. Si tratta, nel caso delle NGT/TEA, di tecniche di cui ancora non si conoscono gli effetti sulla salute umana e nell’iterazione con altre specie tramite l’impollinazione; pertanto, la loro liberalizzazione e commercializzazione ledono questo principio. La liberalizzazione degli NGT non prevede obbligo di tracciabilità ed etichettatura, eliminando anche la libera scelta del consumatore.

Una valida alternativa agli OGM, NGT/TEA esiste: la biodiversità è l’arma più efficace ed economica per contrastare il cambiamento climatico, pertanto le popolazioni evolutive sono la risposta biologica a queste pratiche laboratoriali. È stato dimostrato, con studi che sono iniziati nel 1929, che coltivare insieme diverse varietà mette al riparo le colture da malattie, dagli effetti del cambiamento climatico, inoltre assicura produttività e resistenza. Mentre gli OGM inducono l’evoluzione, attraverso le popolazioni evolutive le piante si evolvono in risposta ai cambiamenti climatici, il che offre una forma di resistenza ecologica a insetti e malattie. I danni sono talmente irrisori che l’agricoltore non ha bisogno di usare chimica, non riduce la produzione e, allo stesso tempo, non determina la comparsa di razze più aggressive né di funghi né di insetti. Dal 2022 la Commissione Europea ha emesso un nuovo regolamento per il biologico che consente la legale commercializzazione di miscugli di semi.

Fonti: salute.gov.it, intervista a genetisti Salvatore Ceccarelli e Stefania Grando, crea.gov.it,

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Definizioni correlate: biodiversità


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