Falda acquifera Principio di precauzione

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Mare

La parte della superficie terrestre coperta d’acqua (ad eccezione delle acque dolci e salmastre). In generale, si tratta del complesso delle acque salate che circondano i continenti e le isole.

Il mare ospita fauna selvatica, fornisce cibo a milioni di persone e contribuisce a bilanciare il nostro clima attraverso alghe e plancton. Il plancton è formato da minuscoli organismi (invisibili a occhio nudo) che vivono sospesi nell’acqua e vengono trasportati dalle correnti e produce più della metà dell’ossigeno che respiriamo, nutre gli animali marini e regola il clima. Oggi è necessario tutelare il plancton perché il suo cambiamento comporta la modifica della catena alimentare marina, del ciclo del carbonio e quindi dell’equilibrio climatico del nostro pianeta. Il riscaldamento globale e le pressioni causate dalle attività umane alterano la dinamica della circolazione marina, aumentando la vulnerabilità degli ecosistemi e della loro biodiversità. Ondate di calore, acidificazione delle acque, alterazione del sistema di circolazione delle correnti sono alcuni dei fattori di stress che possono destabilizzare gli ecosistemi marini.

L’Italia vanta quasi 8.000 km di coste e un patrimonio naturalistico: l’ambiente marino e costiero costituiscono elementi di primaria importanza strategica, che necessitano di una gestione che metta in risalto le potenzialità in termini di tutela e utilizzo ecosostenibile. Il Mar Mediterraneo è uno degli hotspot climatici più interessanti del pianeta: le sue acque si riscaldano più velocemente della media globale dell’oceano e mostrano gli effetti del cambiamento climatico in anticipo e in maniera amplificata. Oggi, più che mai, è minacciato da: pesca eccessiva, trivellazioni petrolifere e inquinamento da plastica. La salute del mare è direttamente effetto delle attività umane che si ripercuotono sulla terra e sul mare attraverso i fiumi.

La Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino (Marine Strategy Framework Directive – MSFD), entrata in vigore nel 2008 e recepita in Italia con il Decreto Legislativo 13 ottobre 2010 n. 190, rappresenta uno strumento innovativo per la protezione dei mari, considerando l’ambiente marino in un’ottica ecosistemica e amplificando l’area di indagine della Direttiva Acque (2000/60/CE) fino alle 12 miglia nautiche di distanza dalla costa. Con la Strategia marina l’ambiente marino viene ritenuto un patrimonio prezioso, da proteggere, salvaguardare e, ove possibile, ripristinare per mantenere la biodiversità e preservare la vitalità di mari e oceani. La direttiva prevede costanti controlli ambientali dell’ecosistema marino attraverso monitoraggi che includono campionamenti, misure e analisi laboratoriali. Durante il campionamento vengono utilizzati diversi strumenti:

  • sonde multiparametriche – dotate di sensori – calate in acqua permettono di registrare i parametri lungo la colonna d’acqua (temperatura, PH, salinità, conducibilità, clorofilla, ossigeno). Questi parametri permettono il controllo da superficie a fondo, la distribuzione e lo stato della colonna d’acqua; è come una fotografia del mare a diverse profondità. Si tratta di parametri fondamentali per controllare se l’ecosistema sia sano. At
  • benna di Van Veen, attraverso cui si monitorano i sedimenti. Questo strumento cattura la sabbia del fondale marino nello stesso punto in cui viene calata la sonda. La sabbia viene analizzata per cercare microinquinanti sui sedimenti. Il comparto sedimenti registra situazioni di inquinamento pregresso, l’acqua si rinnova e quindi fornisce uno stato più attuale.
  • retino, raccoglie il concentrato, una misura che dà la rappresentatività di ciò che c’è in acqua. Tutto ciò che viene raccolto nel campionamento viene analizzata poi in laboratori a terra.
  • boe oceanografiche, misurano: altezza, periodo e intensità dell’onda. Raccolgono anche dati (consultabili online gratuitamente e in diretta) sulle temperature.
  • controllo rifiuti, avviene su più comparti: superficie, fondo del mare, microplastiche e rifiuti spiaggiati lungo la battigia. Si procede per osservazione e relativa compilazione su lista prestabilita. La maggior parte dei rifiuti in mare derivano dalla superficie attraverso i fiumi.

L’unione di tutte queste informazioni restituisce uno stato del mare.

Per il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale, i controlli devono avvenire ad almeno 3 km dalla costa, possono quindi riguardare la fascia costiera. In caso di presenza di fondali bassi è necessario spingersi più a largo, ad almeno 10km, per le rilevazioni.

La percezione visiva della torbidità è il dato più immediato che possiamo cogliere sullo stato delle acque, tuttavia la trasparenza del mare spesso trae in inganno. L’acqua molto trasparente non è necessariamente indizio di acqua non inquinata, microinquinanti e alcuni nutrienti sono trasparenti, dunque invisibili. È vero anche che nelle acque trasparenti è più facile avvistare gli organismi che vivono nel mare: pesci, alghe e meduse. L’avvistamento di queste ultime può dar vita ad allerte; in realtà le meduse sono sempre vissute nel mare e la maggior parte non sono urticanti, dunque non costituiscono pericolo. I monitoraggi sulle meduse sono fondamentali nella strategia marina, la loro presenza è molto importante perché fanno parte della catena trofica (ovvero, il trasferimento lineare di energia e nutrienti sotto forma di cibo tra gli organismi di un ecosistema).

Un mare colorato può essere ricco di nutrienti e detriti e non necessariamente è un mare inquinato. Infatti, anche il substrato gioca un ruolo importante nell’aspetto delle acque: fondali non rocciosi o con sabbia scura e limo intorpidiscono le acque, dando una sensazione di acqua sporca ma non si tratta di acqua inquinata. Le acque possono colorarsi a seconda delle fioriture marine (marrone, rosso, rosa e verdastro); col cambiamento climatico è diminuita la piovosità (piove tanto in poco tempo) e quindi anche gli apporti sono diminuiti, oggi il fenomeno delle acque colorate è meno comune che negli anni ’80 del ‘900.

Fonti: treccani.it , arpae Emilia Romagna (podcast)cnr.itgreenpeace.orgguardiacostiera.gov.itarpalazio.it

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Definizioni correlate: acque costiere

Collegamenti esterni: Trattato sull’alto mare


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