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EPR – Responsabilità Estesa del Produttore

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EPR - Responsabilità Estesa del Produttore

L’EPR (Extended Producer Responsibility) è uno strumento che impone alle aziende produttrici una serie di obblighi mirati a promuovere una riduzione significativa nella produzione di rifiuti e a incentivare il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero.

Le norme previste dall’EPR riguardano la necessità di ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti e garantire che vengano fatti i necessari controlli alle aziende produttrici per assicurare che queste attuino pratiche di consumo e produzione sostenibili. I produttori sono chiamati ad assumersi la responsabilità per l’intero ciclo di vita dei loro prodotti, dove rientra anche la gestione delle risorse necessarie per una produzione sostenibile, per la manutenzione e l’ottimizzazione dei processi di riciclo. Il produttore non può più occuparsi solo delle fasi di produzione e vendita, ma anche della vita del prodotto una volta terminato il suo uso. In questo modo l’onere economico e fisico della gestione dei rifiuti passa dalle pubbliche amministrazioni locali ai produttori.

Tra gli impatti auspicati dell’EPR c’è un atteggiamento positivo nelle aziende, portate a ripensare il prodotto affinché possa essere più facilmente riparabile o riciclabile o smaltito. I produttori sono spinti a utilizzare materie prime sostenibili, anche per quanto riguarda gli imballaggi. L’obiettivo è rendere sempre meno vantaggioso per i produttori attuare forme di obsolescenza programmata e, al contrario, sempre più vantaggioso prolungare il ciclo di vita dei prodotti.

L’EPR incentiva una risposta imprenditoriale proattiva alle minacce della crisi climatica e del degrado ambientale. Per risultare conformi, infatti, le aziende produttrici sono tenute a rispettare i parametri di un’economia circolare. Le decisioni riguardano, generalmente: la riduzione del consumo di idrocarburi e di energia, l’alleggerimento degli imballaggi, l’approvvigionamento etico di materie prime e le campagne per incoraggiare il riutilizzo e il riciclo da parte dei clienti.

Le responsabilità dell’EPR non riguardano soltanto i produttori ma anche le imprese che commercializzano in un paese europeo prodotti realizzati all’estero.

Esistono diverse normative specifiche che riguardano diversi flussi di rifiuti, tra cui: imballaggi, pneumatici fuori uso (PFU), oli e grassi esausti, rifiuti di beni in polietilene, oli minerali usati, rifiuti RAEE, pile.

Il concetto nasce in Svezia negli anni ’90 dall’urgenza percepita rispetto alla crisi dei rifiuti urbani in molti grandi centri cittadini, causato anche dall’aumento esponenziale dell’e-commerce e dal cambiamento delle abitudini di consumo. Oggi l’80% dei prodotti smaltiti in discarica sono riciclabili ma solo il 20% di essi viene effettivamente riciclato. Secondo le stime rischiamo di raggiungere 3,4 miliardi di tonnellate di rifiuti urbani entro il 2050. In Europa i sistemi di EPR sono stati introdotti per la prima volta negli anni ’90, a partire dal settore degli imballaggi e dei rifiuti d’imballaggio con la storica Direttiva 94/62/CE. In Italia il concetto di Responsabilità Estesa del Produttore è stato introdotto dalla Direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 30 maggio 2018, che ha modificato la Direttiva 2008/98/CE – conosciuta come Direttiva Rifiuti, la quale regolamentava il grande tema dei rifiuti introducendo una serie di impegni volti a migliorare il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti. Dal 2025 sono state introdotte alcune novità, tra cui:

il PPWR (Packaging & Packaging Waste Regulation), che impone per la prima volta agli stati membri dell’UE di raggiungere obiettivi vincolanti di prevenzione dei rifiuti

EPR di batterie e accumulatori a fine vita, che dovranno essere accompagnate da una dichiarazione dell’impronta di carbonio, contenente anche informazioni sul modello e sul fabbricante

una revisione della direttiva quadro sui rifiuti mirata a normare il settore tessile. Industrie tessili e marchi di moda, saranno tenuti a pagare una tariffa per contribuire a finanziare la raccolta e il trattamento dei rifiuti, a seconda di quanto la progettazione dei loro prodotti sia circolare e sostenibile. Sarà inoltre obbligatoria, per tutti i paesi UE, la raccolta differenziata di scarti provenienti dal comparto tessile. Un cambiamento necessario visto che l’UE genera circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno, per un totale di circa 12 kg a persona, secondo i dati diffusi dal Consiglio dell’Unione Europea

Fonti: mase.gov.it, sap.com, esg360.it, ecomondo.com

 

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Definizioni correlate: rifiuto, obsolescenza programmata, riuso, economia circolare, RAEE

Collegamenti esterni: EPR E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI: UNA PANORAMICA DELLA NORMATIVA VIGENTE

 


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