Beni comuni / commons
L’insieme delle risorse, materiali e immateriali, usate da più persone, considerate perciò patrimonio collettivo. Non esiste una definizione giuridica riconosciuta, tuttavia vi è consenso nel considerarli come beni né privati né pubblici, beni cioè che non possono essere immessi sul mercato per ricavarne un valore di scambio. Si tratta di risorse indispensabili per la sopravvivenza umana o oggetti di accrescimento con l’uso, pertanto generalmente si tratta di risorse che non presentano restrizioni nell’accesso, risorse collettive su cui tutti esercitano uguale diritto.
L’utilità del bene comune si crea attraverso l’accesso condiviso da parte della comunità e dal processo decisionale diffuso a tutti i livelli, rispondendo a bisogni umani concreti di partecipazione, sicurezza e socialità. I beni comuni rappresentano uno dei fondamenti del benessere e della ricchezza reale. Beni comuni materiali e immateriali hanno alcuni elementi in comune: sono il frutto di un’alleanza tra cittadini e amministrazione pubblica, sono gestiti da una comunità e sono aperti e democratici, a beneficio di tutti.
I beni comuni si possono dividere in tre categorie:
- Acqua, terra, foreste, pesca. La prima categoria si riferisce all’utilizzo di risorse naturali, beni di sussistenza da cui dipende la vita. Comprende anche i saperi locali, le sementi selezionate, il patrimonio genetico dell’uomo e di tutte le specie vegetali e animali, la biodiversità. Quindi, non solo le risorse naturali ma anche i diritti collettivi d’uso di quelle risorse (usi civici).
- Beni comuni globali, come l’atmosfera, il clima, gli oceani, la sicurezza alimentare, la pace, la conoscenza, i brevetti, internet, ogni bene frutto di creazione collettiva. Sono stati considerati beni comuni solo recentemente poiché sono sempre più minacciati ed espropriati, ridotti a merce, privatizzati, inquinati.
- Servizi pubblici forniti dai governi per rispondere ai beni essenziali dei cittadini, come erogazione dell’acqua, sistema di trasporti, sanità, sicurezza alimentare e sociale, amministrazione della giustizia.
Storia della definizione
Il termine fa riferimento alle terre comuni di uso collettivo per diritto consuetudinario delle popolazioni rurali e nasce nell’Inghilterra del XVI secolo. La lotta per la difesa dei commons – di chi voleva proteggere quelle terre comuni dalla loro trasformazione in bene strettamente commerciale – fu la premessa alla rivoluzione industriale.
Nel contesto dell’ecodiritto – sistema di regole ispirato alla protezione della natura e prodotto dalle comunità impegnate nell’attività di cura dei commons – i beni comuni sono riconosciuti come tali da una comunità che si impegna a gestirli e ne ha cura, nel proprio interesse e in quello delle generazioni future. Nelle situazioni di co-housing, o nei vecchi assetti di villaggio, i beni comuni possono temporaneamente divenire proprietà privata se c’è necessità che sia una sola famiglia o individuo a utilizzarli per un periodo limitato di tempo. In questo caso chi possiede temporaneamente il bene deve prendersene cura e poi restituirlo alla comunità, non c’è perciò in questa forma temporanea di proprietà privata alcun accumulo. Attraverso le decisioni dirette della comunità (in base al riscontro di chi fruisce dei commons) ci si prefigge lo scopo di limitare concentrazioni di potere eccessive.
Per evitare disastri sociali e ambientali, i beni comuni invocano un riconoscimento e una tutela da parte del diritto ecologico. Azioni di tutela di questo tipo si basano sull’eco-alfabetizzazione, l’eco-progettazione e su una conoscenza giuridica volta alla protezione dei commons. Un sistema dal basso ed eco-compatibile che non deve essere operato solo a livello locale ma deve essere connesso a livello mondiale.
Fonti: treccani.it, questionegiustizia.it, comune.chieri.to.it
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Collegamenti esterni: I Beni Comuni – Intervista al prof.Stefano Rodotà, parte 1
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