Post-sviluppo
Si definisce “post-sviluppo” un insieme di approcci critici sviluppati dai Global Development studies.
Il prefisso “post-” non indica un superamento temporale bensì il rifiuto dell’idea stessa di sviluppo, considerata problematica. Il rifiuto dello sviluppo nasce in quanto è la forma attraverso cui si esprime l’egemonia occidentale. Il cambiamento che lo sviluppo prevede è inteso come trasformazione verso forme migliori, di società ed economia, ma identificate unicamente nel progresso tecnico e scientifico moderno dell’occidente.
Inoltre, attraverso il suo potere burocratico, lo sviluppo reprime le sfide politiche al sistema e le possibilità di progettazione native.
L’obiettivo che il movimento del post-sviluppo si pone è superare queste logiche economicistiche e verticali, le quali pesano soprattutto sui paesi del Sud Globale.
Il post sviluppo segue due percorsi: da un lato critica l’atteggiamento di superiorità culturale dell’occidente, dall’altro propone iniziative alternative concrete.
La critica riguarda i modelli di crescita, di mercato e di modernizzazione che manifestano il dominio del modello occidentale sul mondo (ad esempio greenwashing e approcci di sfruttamento delle multinazionali). Secondo i pensatori del post-sviluppo è importante decostruire quegli interventi territoriali – svolti in nome dello sviluppo – non concretamente rispondenti a percorsi di ricerca, cooperazione e agli obiettivi di giustizia globale e azione climatica. Per ottenere una reale giustizia socio-ambientale (sia locale che globale) bisogna progettare interventi sul territorio nel rispetto di conoscenze e visioni tradizionali e indigene, evitando così che le azioni di cooperazione risultino un semplice palliativo contro crisi congiunturali. Per fare ciò è fondamentale rallentare la crescita capitalistica (che ha approfondito le disparità sociali) attraverso la coesistenza tra diversi modi di vivere, modalità di sussistenza e progettualità.
Le iniziative concrete, portate avanti dal movimento, riguardano la trasformazione sociale e le alternative allo sviluppo oggi dominante; esse sono tese alla sperimentazione di una società plurale in cui coesistano principi diversi di costruzione della realtà. Gli interventi post-sviluppisti si traducono in negoziazioni degli interventi, concordati e riformulati in un continuo dialogo tra differenti interlocutori e dove si approfondiscono scienza e saperi locali. Si tratta di pratiche globali che si concretizzano in lotte per il superamento dell’eredità coloniale e del patriarcato. Negli ultimi decenni la critica allo sviluppo si è rivelata l’ambito ideale per progettare un’alternativa ai grandi progetti sociali della modernità, incluse grandi esperienze di gestione collettivista dell’economia.
Le teorie post-sviluppiste originano dagli studi post-coloniali, decoloniali e diasporici, oltre che dai cultural studies. Lo sguardo decoloniale, infatti, valorizza le esperienze concrete di diverse comunità locali, mostrando che le alternative allo sviluppo sono già esistenti e che, pertanto, è necessario rompere il pregiudizio di valore della superiorità della conoscenza tecnica occidentale. La critica decoloniale è una lotta al superamento dell’idea di un progetto civilizzatore che non tiene conto delle diverse forme che i processi di mutamento possono avere.
Il post-sviluppo decolonizza le categorie per superare le gerarchie che sostengono l’architettura della società globale. All’universalismo dell’atteggiamento occidentale, gli approcci decoloniale e post-sviluppista oppongono il pluriversalismo (una democrazia delle culture e dei modi di vita nei territori).
Fonti: orthotes.com, iris.unito.it, ledijournals.com
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Definizioni correlate: greenwashing, post-lavoro
Collegamenti esterni: Pluriverso. Dizionario del post-sviluppo (Orthotes editrice, 2021)