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Biorisanamento

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Biorisanamento

Rimozione di contaminanti dagli ambienti inquinati mediante processi di degradazione biologica. L’inquinamento cui si può applicare il biorisanamento può essere dovuto alla dispersione accidentale di inquinanti, come per es., la fuoriuscita di greggio dalle petroliere, ma vi sono molti altri casi in cui sono coinvolti prodotti di largo uso come insetticidi, pesticidi, detergenti deliberatamente dispersi nell’ambiente; un esempio molto noto è il DDT. I processi di biodegradazione sono normalmente portati avanti dai microrganismi, sia funghi (Eucarioti) sia batteri (Procarioti), sebbene siano spesso questi ultimi ad avere un ruolo preponderante a causa della loro maggiore adattabilità ai cambiamenti dell’ambiente che, a sua volta, è dovuta alla plasticità del loro genoma. In alcuni casi sono stati sperimentati interventi di biorisanamento per mezzo di piante e dei loro apparati radicali che possono asportare gli inquinanti accumulandoli nel tessuto vegetale (in particolare questi trattamenti sono stati applicati ai suoli inquinati da metalli pesanti). Il biorisanamento può essere sostanzialmente attuato in due modi: (a) aumentando le capacità degradative dei microrganismi già presenti nell’ambiente inquinato. In questo caso verranno modificati i parametri fisico-chimici dell’ambiente stesso tramite vari espedienti (per es., con l’aggiunta di nutrienti, oppure apportando maggiore quantità di ossigeno, o ancora modificando il pH); (b) tramite l’uso di microrganismi selezionati che saranno esterni a quell’ambiente particolare, ma avranno capacità metaboliche atte a degradare l’inquinante di interesse in quelle condizioni ambientali. L’intervento di biorisanamento può essere attuato all’interno dell’ambiente inquinato (in situ) o all’esterno (ex situ). In quest’ultimo caso sono necessari appositi bioreattori dove la matrice inquinata (aria, acqua, suolo) viene trasferita per il trattamento e da cui, una volta bonificata sarà estratta e rimessa nell’ambiente. Uno dei primi tentativi di biorisanamento in situ, tramite aggiunta di fonti di azoto e fosforo, è stato attuato, nel 1989, per le acque e i suoli inquinati dal petrolio fuoriuscito dalla petroliera Exxon Valdez. Una particolare forma di biorisanamento ‘preventivo’ è quella che viene normalmente attuata per la depurazione delle acque reflue sia di origine civile sia industriale (per es., i bioreattori a fanghi attivi), e per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (compostaggio). Entrambi i processi sono infatti portati avanti da comunità microbiche che si formano spontaneamente a partire da microrganismi presenti nell’ambiente e nei rifiuti.


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