Alterazione fisica Alterazione chimica per idrolisi

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Alterazione chimica

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Alterazione chimica

L’alterazione chimica delle rocce può avvenire per azione semplice o combinata di fenomeni di ossidazione, carbonatazione, idratazione, soluzione e idrolisi. L’ossidazione comporta la combinazione di alcuni componenti delle rocce (elementi nativi, minerali, sostanze organiche, ecc.) con l’ossigeno atmosferico. I suoi effetti più appariscenti sono rappresentati dagli arrossamenti delle rocce, connessi con la trasformazione degli ossidi e idrossidi ferrosi in ossidi e idrossidi ferrici; dalla sbiancatura superficiale delle rocce carboniose e bituminose, originariamente nerastre; dalla trasformazione dei solfuri (insolubili) in solfati (solubili). A questo ultimo processo è dovuta, per esempio, la formazione del cosiddetto cappellaccio limonitico, di colore rossastro, al di sopra dei giacimenti di pirite e, in scala minore, la formazione di chiazze rossastre (sempre di natura limonitica) sulle rocce e sulle pietre ornamentali contenenti granuli di pirite ed esposte all’atmosfera. La carbonatazione è dovuta all’azione combinata dell’acqua e dell’anidride carbonica su alcune basi che si formano a seguito dei processi di alterazione idrolitica; essa porta alla formazione di carbonati solubili, permettendo quindi, indirettamente, il proseguimento di detta alterazione. In definitiva il processo della carbonatazione è collaterale a quello dell’idrolisi. Anche i fenomeni di idratazione rivestono importanza modesta, interessando solo particolari tipi di minerali, quali l’anidrite e gli ossidi ferrici. L’anidrite, a contatto con l’acqua, è in grado di incorporare nel proprio reticolo cristallino due molecole d’acqua, trasformandosi in gesso; gli ossidi ferrici, per reazioni analoghe, si trasformano in minerali del gruppo della limonite. Tutte le trasformazioni connesse con l’idratazione implicano notevoli aumenti di volume (fino al 62% nel caso dell’anidrite). Ben più importanti rispetto ai due ultimi processi citati sono i fenomeni di soluzione che intervengono nelle masse rocciose esposte al contatto con l’acqua. Sotto questo punto di vista, occorre ricordare che ben pochi minerali possono essere ritenuti praticamente insolubili (quarzo e muscovite); in ordine crescente, i minerali più sensibili all’azione solvente dell’acqua sono: i carbonati, i solfati e i cloruri. Per effetto del fenomeno di soluzione, le rocce possono assumere strutture particolari (per esempio dolomie cariate) o forme assai caratteristiche (vedi carsismo).


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